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GLI SCOPI DEL SITO

wc logoIl sito Workingclass intende essere uno strumento di studio e di ricerca sui temi del lavoro, delle sue condizioni, del suo senso oggi, delle prospettive di ricomposizione sociale, partecipazione e di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori.

La struttura e, soprattutto, la documentazione attualmente presente è un punto di partenza, una sorta di cristallo di agglomerazione, che – se riuscirà a crescere – dovrebbe permettere:

  • Una circolazione di informazioni nella forma di documentazione e di commenti
  • Una organizzazione della documentazione tale da soddisfare uno studio sui temi trattati da parte di chiunque lo intenda fare e da parte del collettivo che gestisce il sito
  • La produzione di vademecum e istruzioni all’uso utili per lavoratori interessati.



orariolavoro

 

Jörg Hofmann, il nuovo segretario generale del sindacato tedesco IG Metall ha affermato nella sua relazione congressuale che bisogna “lavorare attorno all'orologio e sul recupero dei week-end per un ammorbidimento dei confini tra vita professionale e privata. I dipendenti vogliono un buon lavoro e orari di lavoro che possono essere pianificati e che possono influenzare ancora di più una buona vita e un tempo liberato socialmente e individualmente apprezzabile. Oltre alle soluzioni operative, dobbiamo creare contratti collettivi che si adattano alle esigenze della gente". 

 

Secondo la piattaforma contrattuale in discussione tra i metalmeccanici tedeschi, nascerebbe già dal 2018 il diritto di abbreviare l'orario di lavoro per un periodo limitato, ad esempio fino a 28 ore, ma con diritto di ritorno alla settimana di 35 ore. Per i dipendenti con bambini di età inferiore ai 14 anni o con i parenti con cura, questo deve essere collegato a un regime di indennizzo in modo che tutti possano permettere tempi di lavoro più brevi a prescindere dal loro reddito. 

Non siamo ancora alle 28 ore generalizzate, ma si apre la via con una grande intuizione che assume la riduzione non come un fatto meccanico, ma come la soluzione positiva alle più urgenti concrete ragioni di miglioramento della qualità della vita e di liberazione per il tempo proprio. Noi siamo ancora lontani da un approccio simile, così succubi della competitività e della produttività e così attaccati ad una ripresa anche a discapito dell’occupazione e della qualità delle relazioni interpersonali. Bisognerebbe incoraggiare le aziende a dare ai lavoratori più tempo anche al posto degli aumenti salariali, mentre i giovani che partono nel mercato del lavoro potrebbero lavorare da subito una settimana di quattro giorni.

 

A conclusione delle osservazioni svolte e con le riserve di un primo approccio probabilmente molto lacunoso, la proposta qui avanzata è con nettezza quella di un orario settimanale di 28 ore per tutti entro cinque anni a parità di salario per un complessivo di 1460 ore massime annue individuali. Nelle 28 ore che possono assumere diversi schemi, rientrano la formazione retribuita (4 ore alla settimana), il computo dei congedi, una contribuzione pensionistica ovviamente rapportata all’orario settimanale e quindi al nuovo divisore. Capisco che si tratta di uno shock autentico nel dibattito in corso: ma non è altrettanto scioccante rinunciare alla prospettiva della piena occupazione e ad un controllo autonomo da parte dei lavoratori del processo produttivo e del tempo a loro disposizione dentro e fuori dell’attività lavorativa? A meno che si pensi di mandarci a lavorare su Marte: dalla Terra però non si potrebbe far funzionare là un’industria 4.0, perché la luce, pur alla massima velocità possibile, impiega ben 15 minuti per compiere il tragitto di andata e ritorno. Meglio fidarsi quaggiù di operai ad orario ridotto…

 

 

Mario Agostinelli

Settembre 2017