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GLI SCOPI DEL SITO

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La struttura e, soprattutto, la documentazione attualmente presente è un punto di partenza, una sorta di cristallo di agglomerazione, che – se riuscirà a crescere – dovrebbe permettere:

  • Una circolazione di informazioni nella forma di documentazione e di commenti
  • Una organizzazione della documentazione tale da soddisfare uno studio sui temi trattati da parte di chiunque lo intenda fare e da parte del collettivo che gestisce il sito
  • La produzione di vademecum e istruzioni all’uso utili per lavoratori interessati.



yazidiL'articolo di Stabile sulla Stampa descrive bene la situazione nella capitale del Kurdistan irakeno e i pericoli che si profilano dopo il referendum per l'indipendenza del 25 Settembre. Forse un accento sulle grandi manifestazioni che hanno segnato la campagna per il si, dimostrazione della volontà e fierezza kurda per la realizzazione di un sogno antico, sarebbe stato opportuno per cogliere il clima. L' intervista a Barzani , se esprime con chiarezza le ragioni e le preoccupazioni del vecchio leader 'danno però una lettura della situazione molto di parte.

Mancano punti importanti, le prevedibili difficoltà non sono solo quelle elencate , isolamento, Iran, governo centrale a Baghdad etc. A queste ne vanno aggiunte altre che riguardano la composizione sociale ed etnica del Kurdistan irakeno, la situazione politica interna. In Kurdistan, nel territorio amministrato dall'alleanza di governo da due partiti , guidato dal largamente maggioritario KDP, il partito di Barzani , sono presenti diverse minoranze etnico-religiose: gli Yazidi, divenuti noti per il terribile tentativo di genocidio da parte dell'ISIS, i Turcomanni eredi dell'impero ottomano, gli Shabak, i Katai.

Tutte popolazioni che hanno sofferto di minacce e persecuzioni. Oggi di fronte alla sfida del referendum vivono un altro dilemma. Le minoranze sono di fronte a due sfide: la prima riguarda ai potenziali pericoli immediati, denunciati anche dal piccolo partito d'opposizione kurdo per il quale il referendum è un'operazione diversiva rispetto ai problemi sociali e politici, ( diseguaglianze, clientelismo, uso delle grandi riserve petrolifere). La seconda sfida : la condizione delle minoranze, i loro diritti in due stati separati Kurdistan e Irak.

In Kurdistan l'estremismo religioso è notevolmente cresciuto negli ultimi dieci anni. Vi sono più moschee che scuole e ospedali. Tra i non mussulmani si teme un aumento del settarismo religioso nei loro confronti. Vi sono studi che sostengono l'adesione di molti giovani kurdi all'ISIS.

Nonostante che i partiti al governo non si definiscano islamici, le minoranze etniche temono che la situazione possa in futuro cambiare e che, come nei paesi vicini.

Ancor più importante è un secondo fattore.

La domanda è se il processo di indipendenza possa rappresentare un pericolo per le minoranze che si trovano principalmente sui confini e vivono su un mare di petrolio, come è il caso degli Yazidi. Se l'indipendenza kurda venisse ottenuta con scontri armati, questa area sarebbe la prima a subirne le conseguenze. Non solo il ritorno degli Yazidi potrebbe essere ritardato ma non avvenire del tutto. Il timore è anche dovuto al fatto che questa minoranza non è stata difesa dal genocidio da parte dell'ISIS. Inoltre le minoranze non sono state ne coinvolte ne consultate nella decisione del referendum da parte del governo. Alcune minoranze hanno inviato inviato raccomandazioni scritte al comitato gestore del referendum riguardanti soprattutto i loro diritti e chiedendo che nel nuovo stato sia assicurata l'autonomia che oggi godono.

Gli Yazidi, 500.000 persone, sono stati sollecitati dal governo a partecipare al referendum. Il figlio di Barzani ha tenuto diversi comizi nell'area ,ignorando però l'ambiguo comportamento tenuto verso l’ISIS. E' probabile che l'astensione tra gli yazidi sia alta.

La tensione tra yazidi e il KPD è fortemente cresciuta. Sentono il pericolo che la loro autonomia sia messa in discussione.

Altra preoccupazione delle minoranze riguarda la demografia. Vi è stata nel recente passato una forte immigrazione di kurdi nelle zone delle minoranze con espulsione della popolazione locale. Per esempio nella zona a nord di Mossul, la percentuale di yazidi era trentanni or sono l'85%. Oggi sono il 30%. Anche la richiesta delle minoranze di stabilire zone di sicurezza sotto il controllo di ONU e UE non sono, per il momento state prese in considerazione. Alcuni osservatori parlano apertamente di conflitto tra minoranze e governo centrale con azioni di resistenza anche armata.

Le minoranze si trovano pertanto di fronte a due opzioni: essere parte dello stato irakeno, il che significa coabitare con gli arabi sunniti che li circondano. Baghdad è lontana e difficilmente potrebbe controllare la situazione. La seconda è accettare di fatto il controllo del KRG e diventare parte del nuovo stato curdo. Anche in questo caso i rischi non mancano.

Per le minoranze in Iraq la situazione è assai triste. Non c'è, senza intervento della comunità internazionale la sicurezza del loro futuro. Si potrebbe registrare il continuo declino di questa popolazione e l'aumento dell'emigrazione.

 

 

Toni Ferigo

Settembre 2017

 

Ndr – anche i curdi siriani stanno considerando il problema

http://www.uikionlus.com/il-kurdistan-del-sud-puo-prendere-esempio-dalla-federazione-democratica-siria-del-nord/